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lunedì 20 gennaio 2020 ore 20:24:26
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 Tempo, senso, determinismo
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Biuso
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Città: Catania/Milano


2755 Messaggi

Inserito il - 26/01/2007 : 00:17:28  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Biuso Invia a Biuso un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Alcune recenti news de Le Scienze confermano quanto stiamo indagando nei corsi di fdm:

- il rapporto tra tempo e corpo, È la luce solare che dà il tempo;
- quello tra il tempo e il senso che diamo alle nostre percezioni e ai dati di coscienza, Il tempo necessario per assemblare il mondo;
- il fondamento neurologico, e in gran parte deterministico, dei sentimenti ai quali attribuiamo un grande significato nobilitante anche come prova di un presunto libero arbitrio, Un'area cerebrale per l'altruismo.

Certo, io tendo ad attribuire a tali notizie un significato troppo generale e importante (lo ammetto…) ma sono contento di avere anche un conforto empirico alle tesi che presento ai miei studenti

agb
«...tutti quelli che sono generati da ventre mortale
sono sottomessi come schiavi alla necessità del fuso delle Moire»
(Nonno, Dionisiache, III, 328-330)

Biuso
Amministratore

Città: Catania/Milano


2755 Messaggi

Inserito il - 20/03/2007 : 13:40:22  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Biuso Invia a Biuso un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Da TG Com traggo questa notizia.
E' molto interessante che anche le neuroscienze confermino quanto la filosofia (un nome per tutti: Bergson) sa da (quasi) sempre.

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Di che tempo è il tuo cervello?
Nella mente tanti fusi orari diversi


Lo sappiamo tutti: quando ci si diverte il tempo passa in un baleno, ma quando ci si trova alle prese con qualcosa di noioso o sgradevole i minuti sembrano non passare mai. Questa diversa percezione del trascorrere del tempo è una specie di “effetto collaterale” della struttura particolare del nostro cervello, che contiene non uno, ma tanti orologi diversi che viaggiano a diverse velocità. alcune lente, altre velocissime, ma sempre e comunque in grado di adattarsi alle esperienze e alle realtà che ci passano davanti agli occhi.



Lo hanno scoperto alcuni scienziati dell'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, della University of Western Australia, dell'Università di Firenze e del CNR di Pisa. La ricerca, appena pubblicata su Nature Neuroscience, rivela che la percezione del tempo dipende anche dal modo in cui guardiamo. ''Il lampeggiare di un semaforo, per esempio - spiegano - dopo un po' che lo osserviamo, anche se si mantiene regolare, ci sembra sempre più rapido. Ma basta spostare lo sguardo sul semaforo accanto e il tempo torna a scorrere normalmente”.

Gli studiosi già sapevano che, dopo una prolungata stimolazione, il cervello si adatta a ciò che vede o sente, e diventa perciò meno reattivo. Per esempio, il nostro olfatto si adatta subito a odori forti e in breve li percepisce in misura minore, così come la nostra vista si abitua ad un ambiente molto illuminato o il nostro udito a rumori intensi. Quello che i ricercatori non si aspettavano, invece, è che un adattamento di questo tipo si verificasse anche per la percezione del tempo.

Lo studio, finanziato nell'ambito del sesto programma quadro dell'Unione Europea, che ha coinvolto il National Health and Medical Research Council australiano e il ministero dell'Università e della ricerca italiano, si è basata sull'osservazione di alcuni soggetti, monitorati mentre guardavano alcune barre bianche e nere che si muovevano velocemente in una piccola finestra circolare. Dopo pochi secondi l'osservatore doveva giudicare per quanto tempo un'altra figura rimanesse nella stessa posizione nella finestra. Dopo che la barra appariva e scompariva più volte nella stessa posizione, il soggetto riteneva che la durata della nuova immagine fosse sempre più breve. I risultati dell'esperimento hanno permesso di osservare come, a livello di distribuzione dei compiti tra le differenti aree del cervello, il senso dello scorrere del tempo sia frutto di un meccanismo diffuso in tutta la corteccia sensoriale e non in una singola area. In pratica, nella nostra mente non c’è un solo orologio centrale, ma tanti orologi indipendenti che si occupano ognuno di un singolo stimolo e di una specifica zona dello spazio; sono sintonizzati su “fusi differenti” e possono dilatare o comprimere il tempo secondo le proprie necessità.

La scoperta, oltre a garantire una migliore comprensione del funzionamento del nostro cervello, potrebbe avere ricadute tecnologiche interessanti. “Se il cervello lavora con tanti orologi asincroni - sottolinea Maria Concetta Morrone, professore al San Raffaele di Milano e coordinatrice dello studio - perchè non costruire computer funzionanti con lo stesso schema? Copiare questo modello potrebbe permetterci di costruire computer, reti di computer e sensori più potenti e 'intelligenti', in grado di assolvere a quelle funzioni che con un solo orologio le macchine non riescono ancora ad assolvere”.

agb
«Per realitatem et perfectionem idem intelligo» (Spinoza, Ethica, parte seconda, VI definizione)
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