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Biuso
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2722 Messaggi

Inserito il - 26/04/2008 : 13:05:39  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Biuso Invia a Biuso un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
David Cronenberg
Videodrome
Canada, 1983
Con: James Woods (Max Renn), Debbie Harry (Nicky), Leslie Carlson (Barry), Reiner Schwartz (Moses), Jack Creley (Bryan o'Blivion)





Sto cercando di colmare alcuni dei miei vuoti cinematografici, in particolare su Cronenberg.
Dopo il magnifico Crash del 1996, ho finalmente visto Videodrome. Molto meno raffinato e profondo, certo, ma con l'identica capacità di muovere la cinepresa come una parte del cervello, di farne un dispositivo pensante, e di cogliere nel rapporto umano-macchinico il vero segno della contemporaneità.

Max Renn gestisce una tv via cavo dedita al porno e alla violenza. Un suo collaboratore gli segnala un canale clandestino nel quale viene trasmesso «Videodrome», un programma senza trama, in cui domina soltanto una continua e sadica violenza. Interessato, Max riesce a procurarsi delle cassette, la visione delle quali sviluppa però nel suo cervello un tumore da cui scaturiscono allucinazioni che trasformano il suo corpo in una vagina che accoglie in sé oggetti, immagini, videocassette pulsanti di vita...
Max è diventato un corpo conteso tra un gruppo politico-criminale che vuole ottundere le menti tramite la televisione e una Cathodic Church che proclama «Morte a Videodrome. Gloria e vita alla nuova carne!».

Al di là dell'horror e dello splatter, questo film ha colto -venticinque anni fa!- il potere pervasivo della televisione fin dentro i nostri corpi. La metafora visione/tumore coglie alla lettera molto del presente. Unito alla Société du spectacle di Debord costituisce una riflessione radicale e insieme lucidissima sulle forme sostanziali del potere, delle quali parlamenti e governi sono soltanto «i comitati d'affari», come direbbe Marx...
Nel film il Prof. o'Blivion afferma che «lo schermo televisivo è ormai il vero occhio dell'uomo (...) La televisione è la realtà e la realtà è meno della televisione». Debord aveva scritto che «la réalité surgit dans le spectacle, et le spectacle est réel. Cette aliénation réciproque est l'essence et le soutien de la société existante» (La Société du spectacle, Gallimard 1992 [I ed. 1967], aforisma 8, p. 19).


agb
««Per lætitiam...intelligam passionem qua mens ad majorem perfectionem transit»
(Spinoza, Ethica, III, XI, Scholium)
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