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mercoledì 17 settembre 2014 ore 7.30.00
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 Pasto Nudo e Crash
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mario g
1° Livello


Regione: Italia
Città: milano


91 Messaggi

Inserito il - 11/09/2007 : 15:35:30  Mostra Profilo Invia a mario g un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Ecco due film che rivedono la luce anche nella disattenta Penisola in dvd, e che potrebbero meritatamente essere ospitati sia da qs rubrica 'cinema', sia da quella 'libri' (da cui son tratti, e che libri!), sia da quella 'mente' di questo forum.

Infatti entrambi, ciascuno a suo modo, gettano un geniale cono di luce su uno degli aspetti secondo me più interessanti per la riflessione filosofice di quest'epoca "cyborgsofica" e post decadentista. Ossia, se il '900 ha celebrato, nelle forme più diverse (da Joyce a Beckett) l'impossibilità di capire la realtà, di dialogare fra umani sulla stessa lunghezza d'onda, di capirsi per imprimere un mutamento a ciò che non (ci) va, sembra che questi autori (e il oro cinetraduttore Cronenberg, insieme ad un altro regista immenso, come David Lynch), alla fine del XX sec abbiano sfondato una nuova frontiera: quella della "fine della realtà", che è uno dei temi più interessanti della fantascienza 'viva' degli ultimi anni (da Matrix al Cubo, da Dark City a Vanilla Sky/Abre los Ojos etc).
Forse, come tentano di spiegarci i più azzardati fisici quantici, la realtà non è UNA? S'intersecano diversi piani di realtà, paralleli e non comunicanti, se non attraverso fulminee 'interferenze'? Forse gli altri li abbiamo creati noi con la tv, il web, il virtuale e il dannato telefonino? O, come immaginano Burroughs e Ballard, con la droga? Con le automobili?
A voi la parola, filosofi...

Siccome io NON riesco a fare i collegamenti ipertestuali, vi sbatto qui il link all'articolo completo con cui li ho riuniti e annunciati su posthuman.it: http://www.posthuman.it/index.php?option=com_content&task=view&id=76&Itemid=1

(sono fermo alla scimmia di Odissea nello spazio) ;-)

mario gazzola

utente non registrato
Nuovo Utente



-410 Messaggi

Inserito il - 09/11/2007 : 13:09:08  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di utente non registrato Invia a utente non registrato un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
"fine della realtà"...INTERZONA nel film di Cronemberg Il pasto nudo che tra l'altro è uno dei miei preferiti. Io l'ho percepito più come zona limite, zona di frontiera in cui l'uomo contemporaneo è costretto a costruirsi un abitacolo per poter percorrer rapidamente i tempi, in labirinti oscuri e popolosi di merci e denaro...cose banali oramai!!!ma che dire l'impossibilità di dimorare autenticamente in una zona di frontiera, come quella post-moderna, lascia spesso ammutoliti..aporie circolari, anelli che per essenza ospitano un vuoto per la quale sono stati costruiti..."attendersi al confine" più che alla fine...il confine è sempre in rapporto con un altrove, con una nuova zona di frontiera.

______
dorotek82@hotmail.it
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Biuso
Amministratore

Città: Catania/Milano


2005 Messaggi

Inserito il - 30/03/2008 : 14:36:28  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Biuso Invia a Biuso un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
David Cronenberg
Crash
Canada/Francia/Gran Bretagna, 1996
Con: James Spader (James Ballard), Elias Koteas (Vaughan), Deborah Unger (Catherine Ballard), Holl Hunter (Dr. Helen Remington), Rosanna Arquette (Gabrielle)





Accarezzando il metallo, così comincia il film, così inizia la storia di James e Catherine Ballard, delle loro passioni che incontrano quelle di altri personaggi il cui desiderio si sprigiona al crash delle automobili che si scontrano, delle lamiere intrise di sangue e di sperma. Vaughan -il cui corpo è segnato dalle cicatrici delle sue imprese- organizza la replica di celebri incidenti, tra cui quello che costò la vita a James Dean «e che lo rese immortale». Il confine tra immaginazione e realtà diventa labile sino a dissolversi e le automobili si fanno grembo, alcova e bara.

A una domanda di James sul perché lo faccia, Vaughan risponde che «il futuro è nella tecnologia unita ai corpi» ma poi ammette che si tratta solo della giustificazione cerebrale di un desiderio del tutto istintivo, di una «passione psicopatologica». È vero, naturalmente, che non solo il futuro ma anche il passato è intriso di ibridazione tra l'umano e il macchinino e tuttavia questa fusione accadrà sempre più non mediante pesanti e fragorosi apparati d'acciaio ma tramite l'impalpabilità delle strutture digitali e degli organismi nanotecnologici.

In ogni caso, Mario ha perfettamente ragione: il film di Cronenberg -tratto dal romanzo di Ballard- è un'opera profetica e coraggiosa nello scavare l'estremo delle passioni e dei pensieri reconditi degli umani. Rarefatta nelle atmosfere e densissima nella fisicità, questa visione-fusione tra gli esseri umani e la morte tramite le macchine mostra tutta la lucidità della vera follia.
È proprio nel linguaggio filmico che Crash rimane straordinario per la perfezione di ogni particolare, per come ci fa entrare nella psiche e nella forma interiore dei personaggi proiettandola sul metallo e sulle forme delle automobili. La scena dell'autolavaggio -con James alla guida e Catherine e Vaughan dietro in un amplesso tra i più erotici della storia del cinema- rappresenta il vertice di quest'inno al nichilismo tecnologico.


agb
««Per lætitiam...intelligam passionem qua mens ad majorem perfectionem transit»
(Spinoza, Ethica, III, XI, Scholium)
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Biuso
Amministratore

Città: Catania/Milano


2005 Messaggi

Inserito il - 01/05/2008 : 14:29:55  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Biuso Invia a Biuso un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
David Cronenberg
Il pasto nudo
(Naked Lunch)
USA, 1991
Con: Peter Weller (Bill Lee), Jullian Sands (Yves Cloquet), Judy Davis (Joan Frost/Joan Lee), Ian Holm (Tom Frost), Roy Scheider (Doctor Benway), Monique Mercure (Fadeia)





Il pasto nudo è quello composto dagli insetti -o dalla loro polvere- che Bill Lee consuma. Droghe. Che gli aprono le porte della percezione, delle allucinazioni, della paranoia. Un mondo in cui le macchine da scrivere si trasformano esse stesse in insetti, i quali a loro volta sono agenti segreti di altre potenze o altri mondi.

Tratto dal racconto di William Burroughs, Naked Lunch fonde Kafka (esplicitamente citato) e gli stupefacenti, l'esotismo coloniale (la scena si sposta dagli Stati Uniti a Tangeri nel 1953) e l'omosessualità (argomento che sottende tutto il film), la visione e la mente. Coniuga soprattutto il macchinino e il biologico, la vera cifra di Cronenberg. Ancora una volta, la cinepresa -lo strumento- diventa il suo contenuto -il delirio. Gelido, ironico, repellente e ammaliante...


agb
««Per lætitiam...intelligam passionem qua mens ad majorem perfectionem transit»
(Spinoza, Ethica, III, XI, Scholium)
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Cateno
2° Livello

Città: Regalbuto


169 Messaggi

Inserito il - 02/05/2008 : 15:22:12  Mostra Profilo Invia a Cateno un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Anch'io finalmente ho visto Crash, e non esito a definirlo uno dei più bei film che abbia visto.
Nonostante il mio odio sfegatato verso le scene di sesso nei film (tant'è che odio anche i baci; li sottoporrei a censura: ogni bacio sciatto e romantico dovrebbe essere eliminato dai film), in questo capolavoro il rapporto sessuale viene visto come l'essenza e l'ebbrezza dell'esitenza. Se i personaggi trovano il loro senso solo nella velocità, nello schianto delle automobili, nell'incidente, allora il sesso è il vero incidentale che rende preziosa la vita, giacché, come dice il protagonista, i rapporti sessuali sono incidenti.
Ma lo stesso sapore e intreccio di sesso e morte penetra tutta la pellicola: tramite lo schianto è la morte che si ricerca; ricerca che svela tutta la sua ambiguità, perché da un lato è voluta, dall'altro guardata con terrore. Un po' come si ricerca la pornografia.

Finché non lo fai tuo,/ questo "muori e diventa",/ non sei che uno straniero ottenebrato/ sopra la terra scura. (J. W. Goethe)
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