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domenica 15 dicembre 2019 ore 04:44:25
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 David LaChapelle
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Biuso
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Inserito il - 10/10/2007 : 22:00:15  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Biuso Invia a Biuso un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
David LaChapelle
Milano - Palazzo Reale
Fino al 6 gennaio 2008





Corpi. I Corpi onirici del surrealismo. I Corpi colorati della Pop Art. I corpi delle star cinematografiche e rockettare. Corpi obesi in un delirio di accumulazione. Corpi di lussuria e di desiderio. I corpi mostruosi del culturismo, della fitness, della plastica. I corpi fatti a pezzi dagli uragani e negli incidenti stradali. Corpi artificiali, soprattutto.

Le centinaia di fotografie di David LaChapelle a Palazzo Reale mostrano queste e altre tipologie della corporeità attraverso pose sempre studiate fin nei minimi dettagli, costruite come una sorta di sintesi della storia dell’arte dai Greci al dadaismo passando per il Rinascimento. In molte delle sue sezioni, la rassegna sembra ed è l’ennesimo omaggio allo Star System e alla fotografia di moda, nella quale LaChapelle si è formato e che gli ha dato soldi e fama. La presentazione delle diverse sale cerca di valorizzare la portata critica di queste opere nei confronti dell’ambiente che le ha generate ma sembra solo un tentativo di nobilitare il virtuosismo tecnico -indubbiamente eccellente- che LaChapelle pone al servizio di una grandiosa volgarità.

Nelle opere più recenti e pensate proprio per la mostra milanese, invece, il panorama cambia quasi completamente. La serie di fotografie sotto il titolo di Deluge non solo porta a risultati di grande efficacia estetica il citazionismo di LaChapelle ma affronta temi come la Morte (What Will You Wear When You’re Dead), la Rinascita (Awakened), il Sacro (Cathedral), la Bellezza (Statue, Museum) e soprattutto la Salvezza, in quella sorta di summa che è Deluge, insieme una citazione del Giudizio michelangiolesco, una parodia del lusso, una premonizione della catastrofe e una finale glorificazione dei corpi.


agb
«Io, che in me sento sì esteso sentimento, vo' bene a tutte quante...
ch'io son, per mia disgrazia, uom di buon cuore»
(Don Juan Tenorio)
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