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giovedì 25 aprile 2019 ore 12:13:29
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 Sodoma e Gomorra
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Biuso
Amministratore

Città: Catania/Milano


2681 Messaggi

Inserito il - 15/09/2007 : 15:26:36  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Biuso Invia a Biuso un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Le due stirpi nascoste e potenti, il trionfo del Barone di Charlus, l’Altro come «êtres de fuit», la rivelazione che cambia la vita del Narratore…
Il quarto, densissimo, volume della Recherche è il libro del mese.


agb
«In omnibus requiem quaesivi, et nusquam inveni nisi in angulo cum libro» (Tommaso da Kempis [attr.], De imitatione Christi)

Cateno
2° Livello

Città: Regalbuto


169 Messaggi

Inserito il - 03/11/2007 : 13:21:23  Mostra Profilo Invia a Cateno un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
L'esplosione e la scopertà della sensualità inevitabilmente portano a Sodoma e Gomorra; la multiformità del reale è ancora una volta impressa in pagine che ti catturano, capaci di farti vedere una parete, sentire una melodia, odorare un profumo.
Questo quarto romanzo è veramente intenso; sicuramente più di alcune parti de I Guermantes che forse sostano un po' troppo nelle discussioni salottiere.
Ma la scansione che va dalla prima formidabile apparazione degli "uomini-donna", con le fantastiche similitudini con la sessualità vegetale, fino all'epigolo che si dispiega da: "il matrimonio con Albertine mi appariva pura follia" (M. Proust, Sodoma e Gomorra, Bur, Milano 2000, pag. 711) per giungere a: "altrimenti non potrei vivere, bisogna assolutamente che sposi Albertine" (pag. 734), passando per il pieno inserimento nella mondanità, il dolore acuto al ricordo della defunta nonna e "i mercoledì" a casa dei Verdurin, dunque, tale scansione non presenta alcuna flessione ritmica, nemmeno quando la narrazione cede ai dialoghi, alle descrizioni, alle riflessioni sempre profonde.
Come spesso ha detto Biuso, il barone di Charlus è il personaggio meglio riuscito, che qui si mostra nella sua complessità e nel suo fascino dagli accenti femminili. E pur tuttavia, credo che in realtà il personaggio meglio riuscito sia sempre il protagonista stesso, colui che spiega le trame, che in un modo o nell'altro se, almeno in quanto personaggio letterario, non comprendere appieno il senso di ciò che gli accade, da autore si trasmorfa in un immenso creatore di senso.
In questo romanzo la mondanità raggiunge il suo apice, ma al contempo comincia a rivelarsi una strada non del tutto appagante, giacché, per esempio, Albertine lo mette in un'esaltazione "meno feconda di quella dovuta all'ubriachezza, appena più profonda di quella dell'amicizia, ma molto superiore a quella della vita mondana" (pag. 604).
Tuttavia, lo sguardo retrospettivo oscura la freschezza di Albertine con continui oscuri presagi (ormai certezze nel ricordo).
E la poesie di certe pagine è stupefacente! Su tutte, l'apparizione di un aeroplano, il primo che il protagonista abbia mai visto. In un'atmosfera mitica che gli ricorda i quadri di Elstir (il pittore che egli conosce di persona e che ammira tanto), mentre cavalca ode uno strano rumore: l'apparizione commuove il protagonista sino alle lacrime, addirittura ne è emozionato "come poteve esserlo un greco che vedesse per la prima volta un semidio" (pag. 613).
Il romanzo lascia una scia dietro sé, subitanea, persistente, sin dopo la prima lettura. La morte l'attraversa impossessandosi dei personaggi, ognuno a modo suo: da Swann ormai alla fine a Madame Verdurin quasi persa, verrebbe da dire, in una dimensioni inautentica dell'esistenza, per cui alla morte né degli altri né della sua vuole pensare; passando ovviamente per le lacrime e gli incubi del protagonista al pensiero della nonna. Ma ciò che rimane di più è la greve, insolente, ma al contempo ruffiana e femminile figura di Charlus; il nasino da gatta di Albertine; le menzogne quotidiane di cui si circondano tutti; ma soprattutto il fatto che nella sessualità giudaico-cristiana (problema cui l'autore accenna rinviandolo, in quanto nella greco-romana parrebbe non essere così), ebbene in tale sessualità, come dice l'epigrafe tratta da Alfred de Vigny:
"La Donna avrà Gomorra
e l'uomo avrà Sodoma".

Finché non lo fai tuo,/ questo "muori e diventa",/ non sei che uno straniero ottenebrato/ sopra la terra scura. (J. W. Goethe)
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